L'atto di dipingere, e di creare in genere, coinvolge le potenzialità creative e cognitive dell'emisfero destro.
Per la Kabbala, ad esempio, l'arte è associata alla sephirot Hokmah (saggezza) collocata nel corpo sefirotico nell'emisfero destro, sede del pensiero intuitivo e dell'elaborazione simbolica delle emozioni.
La produzione di immagini simboliche può essere una attività automatica subconscia, semi-automatica se mediata da impressioni e suggestioni che hanno radice nell'inconscio individuale e collettivo, o completamente consapevole quando l'emisfero destro è permeabile alle informazioni e alle conoscenze sedimentate nella memoria cognitiva localizzata nell'emisfero sinistro.
L'artista evolve naturalmente in queste tre fasi dell'Opera chiamate rispettivamente arte nigrescente, rubescente e albescente.
Tuttavia esiste una differenza sostanziale tra un artista che attinge ispirazione dalle proprie esperienze emozionali (memoria, intelligenza e percezione emotiva) e l'artista che trae ispirazione alla memoria cognitiva radicata nella cultura, nell'ideologia, nella morale e nella libido di gruppo.
Ciò che caratterizza l'artista alchemico non è l'intelletto o l'erudizione ermetica, ma lo sviluppo delle qualità dell'anima creativa: percezione sensoriale (Aglaia), coscienza di relazione (Euprosine) e conoscenza di sè (Talia).
Le tre Grazie di Afrodite sono il simbolo dell'Arte Alchemica che rinasce dal 1330 al 1660, prima in Italia e poi in tutta Europa
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